“Pelo”, così lo chiamano gli amici, faceva tesoro dell'esperienza di Maiorca che preparava i suoi record allenandosi fisicamente in modo instancabile e di quella di Mayol che invece si preparava facendo yoga ricercando un'altissima concentrazione attraverso la meditazione, il controllo del respiro e il rilassamento.
Intelligentemente Pelizzari aveva saputo cogliere tutto ciò che di meglio c'era nell'apnea dei suoi due predecessori e integrarlo in una nuova esperienza che lo proiettava ad essere il re indiscusso degli abissi.
Proprio dalla sua esperienza nasceva l'ipotesi di un nuovo modo di fare apnea. Un'interpretazione fondata più sul rilassamento che sul forzare l'apnea ma anche sulla preparazione fisica. Un'apnea dolce, basata su precise tecniche di rilassamento e respirazione. Questa nuova impostazione era in perfetta contrapposizione con i metodi tradizionali.
In proposito ci racconta Umberto Pelizzari:” …nelle molte piscine che frequentavo questa disciplina era insegnata e proposta senza un'adeguata preparazione. Ricordo una sera, in una piscina fuori Milano, un istruttore federale di apnea ripeteva al suo allievo: “rilassati”. L'aspirante apneista, in piedi nella parte più bassa della vasca non faceva altro che stendere le braccia lungo le gambe, mollando le spalle!!…….e questo non significa rilassarsi. L'istruttore non conosceva certo tecniche di rilassamento e concentrazione relative all'apnea. Non per demerito suo ma, semplicemente perché nessuno gliele aveva mai spiegate.
Al comando:”Non iperventilare!”, l'allievo con l'espressione demoralizzata lo guardava come volergli chiedere: “ma allora spiegami tu come devo respirare !”.
Fu così che un giorno lo stesso Pelizzari assieme a Renzo Mazzarri decisero di confrontarsi con un gruppo di amici apneisti.
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